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8 ottobre 2011
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15 Ottobre 2011
PREMIO FELICIA IMPASTATO- MODICA (RG)
24 novembre>4 dicembre 2011
TEATRO ELICANTROPO DI NAPOLI
9 dicembre 2011
PANORAMI DEL CONTEMPORANEO- rassegna a Caltagirone (CT) by Nave Argo

domenica 19 giugno 2011

NOTE DI REGIA: L'IRRAPPRESENTABILITA’ DELLA TRAGEDIA

Nel luglio del 2001 a Genova si sono consumati degli eventi di una tragicità epocale, tali
da riuscire ad annoverare Genova alla stessa stregua di grandi città palcoscenico di
tragedie. Penso a una Genova che come Tebe, come Troia, possa diventare il luogo di
una storia che resti nella memoria, luogo del mito e della sua tragedia. 
Ma questa tragedia oggi non si può rappresentare. 
Forse potremo farlo tra 1000 anni, quando questa memoria sarà divenuta tale. Essa non
è rappresentabile per il semplice motivo che i fatti in questione non hanno ancora
assunto valore di storia avendo ancora valenza di cronaca, perché nuovi risvolti
emergono quotidianamente come a delineare nuovi elementi per una potenziale
drammaturgia,perché i protagonisti non sono ancora personaggi perché ancora persone.
Questa città e la sua storia vivono così questo parossismo tra urgenza di racconto e
irrappresentabilità del tutto. Ma questa storia va raccontata. 
Ne ha tutto il diritto. Ne abbiamo tutto il dovere.
Gli elementi perché questa rappresentatabilità prenda atto d’altronde ci sono tutti.
Eccone alcuni potenzialmente validi:

Abbiamo un ragazzo morto da assurgere ad eroe e\o vittima.
Ne abbiamo un altro, assassino, candidato a divenire l’ anti-eroe e\o la vittima.
Abbiamo “8 re” che malgrado tutto hanno passato un piacevole weekend.
Abbiamo il loro esercito, che impavido, ha seminato il terrore tra le folle.
Abbiamo più di 500000 persone che già hanno gridato in “coro”
.

In attesa che i tempi siano maturi ho potuto “soltanto” iniziare a delinearne la
potenziale forma determinata dall’accadimento degli eventi, determinare quali siano
quelle persone ( e le loro dirette esperienze) che hanno l’immediata possibilità di poter
diventare personaggi, mantenendo una sorta di bilico genetiano che mi terrà tra la
forma puramente narrativa e l’interpretazione.

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